domingo, 23 de março de 2014

Massecre de cristãos. Agora no Kenia. Mas muçulmano de novo.

3/03/2014 

Kenya, attacco a una chiesa: quattro morti

 
 
Un ferito all'ospedale di Monbasa
(©REUTERS) UN FERITO ALL'OSPEDALE DI MONBASA

Sale il bilancio dell’attacco avvenuto in mattinata da parte di un gruppo di uomini armati: 17 i feriti

REDAZIONEROMA



È salito a quattro morti e 17 feriti il bilancio dell'attacco di questa mattina a una chiesa di Mombasa da parte di un gruppo di uomini armati che ha aperto il fuoco sui fedeli.


In un primo momento la polizia aveva parlato di due morti e una decina di feriti. Fornendo un bilancio aggiornato, la Croce Rossa ha reso noto che altre due persone sono morte per le ferite riportate e che 17 sono ricoverate in ospedale.


Il Kenya è oggetto di attacchi di matrice islamica da quando, nell'ottobre 2011, è intervenuto militarmente nel sud della Somalia per combattere gli shabaab legati ad al Qaida.

sábado, 22 de março de 2014

Perseguição aos católicos no Sudão

/03/2014 

Taban: «In Sud Sudan la situazione è più grave che durante la guerra civile»

 
 
monsignor Roko Taban Mousa
(©ACS) MONSIGNOR ROKO TABAN MOUSA

Parla l’amministratore apostolico di Malakal: le nostre case e le nostre chiese sono state distrutte e saccheggiate

REDAZIONEROMA

«Abbiamo perso ogni cosa. Le nostre case e le nostre chiese sono state distrutte e saccheggiate». Costretto a rifugiarsi in un seminario cattolico di Giuba, monsignor Roko Taban Mousa, amministratore apostolico di Malakal in Sud Sudan, racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (la fondazione di diritto pontificio che sostiene l’azione pastorale della chiesa laddove essa è perseguitata, ndr) come intere aree del più giovane stato al mondo siano state abbandonate dalla popolazione, in seguito a violenti scontri tra  l’esercito del presidente Salva Kiir e la coalizione ribelle guidata da Riek Machar.

Nonostante il cessate il fuoco tra governo e ribelli del 25 gennaio scorso, efferate violenze hanno continuato a verificarsi. Nato per motivi politici, il conflitto sta assumendo sempre più una connotazione etnica poiché i leader delle due fazioni appartengono ai due principali gruppi tribali del paese: Kiir ai dinka e Machar ai nuer. Gli scontri hanno avuto inizio il 15 dicembre 2013 e stando ai dati delle Nazioni Unite avrebbero già causato migliaia di morti e costretto almeno 900mila persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Monsignor Taban paragona le atrocità delle ultime settimane a quanto vissuto durante la seconda guerra civile sudanese, durata dal 1983 al 2005. «In 22 anni di conflitto – afferma – mai avevamo assistito ad una simile devastazione».

La diocesi di Malakal comprende territori di tre degli stati maggiormente affetti dalle violenze: Alto Nilo, Unità e Jongley. Nei giorni scorsi tutti i sacerdoti diocesani e le religiose sono stati costretti a fuggire e molti di loro hanno trovato ospitalità a Giuba. «I miei sacerdoti hanno dovuto lasciare tutti i loro averi e ora non hanno più neanche i messali e i paramenti liturgici». Aiuto alla Chiesa che Soffre ha appena approvato un contributo straordinario di 25mila euro per garantire un alloggio e fornire viveri e medicine ai sacerdoti e alle religiose rifugiatisi nella capitale sudsudanese.

Il pensiero di monsignor Taban va ai tanti fedeli rimasti a Malakal. Secondo fonti della Chiesa locale molti dei 250mila abitanti del capoluogo dell’Alto Nilo avrebbero cercato riparo in remoti villaggi - ora sopraffatti dall’enorme afflusso di rifugiati - all’interno della boscaglia, mentre altri hanno trovato accoglienza in un vicino campo profughi.

Il presule denuncia l’urgente necessità di aiuti umanitari. «La popolazione ha bisogno di riso, mais, fagioli, olio. Siamo sull’orlo della carestia ed è quanto accadrà se non saranno immediatamente inviate scorte di generi alimentari». Anche l’acqua potabile è ormai divenuta un bene rarissimo e a causa della terribile sete molti abitanti della diocesi di Malakal hanno iniziato a bere dalle acque del Nilo bianco, con un drammatico aumento dei casi di dissenteria. «Diarrea e malaria affliggono sempre più i sudsudanesi – spiega monsignor Taban - ma purtroppo nessuno ha accesso alle cure mediche perché tutti gli ospedali e le farmacie sono stati distrutti o saccheggiati durante gli attacchi».

domingo, 16 de março de 2014

Mais massacre de cristãos na Nigéria. 16.3.2014

Massacro in Nigeria, almeno 100 morti
Nei villaggi attacchi con fucili e machete

Nessuna rivendicazione per la tragedia nel distretto di Kaura nel Kaduna.
Le vittime freddate nel sonno dentro le loro case, alcuni sono stati bruciati vivi
AFP
Una sepoltura di massa in Nigeria (archivio)

Una carneficina, compiuta in piena notte da uomini con armi da fuoco, benzina e machete, che ha lasciato in terra i cadaveri, molti dei quali bruciati, mutilati o fatti a pezzi, di almeno 100 abitanti di tre villaggi del centro della Nigeria. È l’ultimo sanguinoso capitolo di un conflitto strisciante nello Stato a popolazione mista cristiana e musulmana di Kaduna, che intreccia rancori etnici, dissidi sulla terra e odio religioso e che dalle elezioni presidenziali nigeriane del 2011, che diedero la vittoria al cristiano Goodluck Jonathan, ha prodotto centinaia di morti. 

I villaggi sono quelli di Angwan Gata, Angwan Sankwai e Chenshyi, tutti a maggioranza cristiana e tutti nel distretto di Kaura, nel sud dello Stato. Durante la notte fra venerdì e sabato una quarantina di uomini armati è arrivata di soppiatto mentre gli abitanti stavano dormendo, sparando casa per casa, colpendo senza pietà con i machete, dando alle fiamme le capanne con intere famiglie intrappolate all’interno. «Gli assalitori hanno anche rubato cibo e mangime per gli animali e dato fuoco ai granai», ha spiegato il capo della polizia dello stato di Kaduna, Aminu Lawan. Lo scenario che si sono lasciati dietro è di tre villaggi interamente rasi al suolo con almeno 100 cadaveri, dicono i testimoni, diversi dei quali carbonizzati o mutilati, disseminati fra le rovine, 50 dei quali solo nel villaggio di Chenshyi. Alcuni abitanti sono riusciti a fuggire e a rifugiarsi nella boscaglia e a molte ore di distanza «sono terrorizzati e non vogliono a tornare a casa», dice Lawan. Si ha inoltre notizia di circa 2.000 persone scampate alla carneficina che sono riuscite a trovare rifugio in una scuola del vicino villaggio di Gwandong. 

Il capo della polizia non ha fornito un bilancio né ha attribuito la responsabilità della strage. Ma la popolazione locale, dedita all’agricoltura e a maggioranza cristiana, accusa i pastori di etnia Fulani o Haussa, considerati «non indigeni», musulmani che da sempre contendono la terra e i diritti di pascolo agli «stanziali» dei villaggi. Una antica rivalità economica, tribale e religiosa pluridecennale che è esplosa con particolare recrudescenza, con oltre 400 morti e migliaia di sfollati, dopo le elezioni presidenziali dell’aprile 2011, vinte da Jonathan, un cristiano del sud della Nigeria, sconfiggendo Muhammadu Buhari, un musulmano del nord. Una divisione religiosa che taglia il Paese in due, nella quale gli Stati contigui di Kaduna e di Plateau, detti Middle Belt (fascia centrale), nei quali le religioni sono quasi equivalenti (con una leggera prevalenza cristiana), sono una sorta di «cuscinetto». 

Ma nei due Stati centrali il conflitto etnico-religioso è forte e, in uno stillicidio di attacchi, pogrom, scontri, ha prodotto dal 1992 circa 10.000 morti, secondo quanto denuncia Human Rights Watch (Hrw). Un conflitto parallelo a quello condotto unilateralmente dai terroristi islamici di Boko Haram contro la minoranza cristiana e contro lo Stato nel nord a maggioranza musulmana della Nigeria. 

quinta-feira, 6 de março de 2014

Nigéria: A rotina de matar cristãos dos muçulmanos.

5/03/2014 Vatican Insider

Nigeria, nuovo attacco contro i cristiani: 9 morti

 
 
Nigeria. Ancora attacchi ai cristiani
(©ANSA) NIGERIA. ANCORA ATTACCHI AI CRISTIANI

Attaccati quatto villaggi nel centro del Paese. Lo riferiscono polizia ed esercito

REDAZIONEROMA


Nove persone sono state uccise da un commando di uomini armati che hanno attaccato quattro villaggi a maggioranza cristiana nello stato di Plateau, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono polizia ed esercito, riprese dall'agenzia ANSA. Nel raid, avvenuto nel distretto di Riyom, decine di abitazioni sono state incendiate.


«Hanno ucciso 9 persone e appiccato il fuoco a 24 case», ha detto il portavoce dell'esercito, Salisu Mustapha. Secondo un parlamentare locale, Felicia Anslem, la maggior parte delle vittime sono donne e bambini.

Proprio in queste ore il Consiglio dei musulmani nigeriani ha dichiarato `guerra spirituale´ contro i membri del gruppo islamista Boko Haram condannando gli attacchi nel nord est del Paese della scorsa settimana in cui sono rimaste uccise oltre 100 persone.

«Questi omicidi di innocenti devono cessare» ha detto il capo Iman Sheik Danniyalu Shitta in una conferenza stampa a Kaduna. Il Consiglio è preoccupato dei recenti attacchi avvenuti negli stati di Borno, roccaforte dei ribelli, di Adamawa, Benue e Yobe e hanno lanciato una preghiera speciale, una Qunut, affinché vengano puniti i responsabili del crimine.

segunda-feira, 3 de março de 2014

O massacre de cristãos de hoje. Amanhã tem mais.É o dialogo funcionando...

03/2014 

Nigeria, più di 70 morti in attentati nel nord-est

 
 
Disastri provocati da esplosioni in Nigeria
(©AFP) DISASTRI PROVOCATI DA ESPLOSIONI IN NIGERIA

Attacchi a Mainok e Maiduguri, nel Borno, area in cui si concentra Boko Haram. Tra le vittime anche donne e bambini

REDAZIONEROMA

Si aggrava il bilancio degli attentati nel nord-est della Nigeria, l'area del Paese in cui si concentra la presenza di Boko Haram, gruppo fondamentalista islamico che in una lingua locale significa letteralmente «l'istruzione occidentale è peccato».

Un commando armato composto da dozzine di persone, spiegano alcuni testimoni, ha attaccato sabato sera gli abitanti del villaggio di Mainok, nello stato confederale di Borno, con l'uso di kashnikov e lanciagranate.

A Maiduguri, capoluogo di Borno, sempre sabato sera due esplosioni hanno provocato la morte di altre 35 persone. In questo caso, secondo quanto riportato da testimoni, tra le vittime ci sono anche donne e bambini, e il bilancio potrebbe essere anche più grave.

L'attacco di Mainok, che si trova a una cinquantina di chilometri da Maiduguri, è stato compiuto, proseguono le testimonianze dei sopravvissuti, da uomini che indossavano uniformi dell'esercito e delle forze dell'ordine locali.

Le vittime sono state sepolte già questa mattina, come del resto prevede la religione islamica.
Non è la prima volta che Mainok si trova sotto attacco: nel luglio scorso in un altro raid morirono infatti 25 residenti.
  
Dal 2009 a oggi, ovvero da quando in Nigeria si è affermata la minaccia di Boko Haram, sono migliaia le persone rimaste uccise a causa dei loro attentati e della reazione delle forze armate nigeriane.


Nella notte di domenica altri uomini armati sospettati di appartenere al gruppo islamico Boko Haram hanno ucciso 29 persone nel corso di un attacco nella località di Mafa, nel nord est della Nigeria. Lo ha annunciato, come riferisce l'Ansa, una fonte politica
  

I soldati dislocati nella zona per proteggere la popolazione «sono fuggiti perché erano inferiori, in termini di potenza di fuoco e di effettivi, agli uomini armati» ha dichiarato Ahmed Zanna, senatore dello Stato del Borno.


Le «29 persone assassinate sono state sepolte dopo l'attacco di Boko Haram», ha aggiunto la stessa fonte.

Rotina: Massacre de cristãos na Nigéria

Massacre em povoado cristão na Nigéria

  • Autoridades e moradores dizem que mais de cem pessoas foram mortas por homens armados que seriam ligados a grupo islâmico
O GLOBO
COM AGÊNCIAS INTERNACIONAIS
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Corpos de mortos em massacre da semana passada na vila de Konduga, também no Nordeste da Nigéria, são preparados para serem enterrados
Foto: AFP
Corpos de mortos em massacre da semana passada na vila de Konduga, também no Nordeste da Nigéria, são preparados para serem enterrados AFP
YOLA, Nigéria – Homens armados que fariam parte do grupo extremista islâmico Boko Haram teriam promovido um massacre em um povoado de maioria cristã no Nordeste da Nigéria no sábado. Segundo denúncia de autoridades e moradores da vila de Izghe feita neste domingo, 106 pessoas foram mortas no ataque.
- Até agora, segundo informações que recebi de Izghe, 106 pessoas, entre elas uma idosa, foram mortas pelos agressores, suspeitos de serem combatentes do Boko Haram - disse Ali Ndume, senador pelo estado de Borno, onde o povoado está localizado.
Membros do Boko Haram mataram, na semana passada, 43 pessoas em duas cidades de Borno, o que provocou a fuga de centenas de habitantes em direção a Maiduguri, a capital do estado. Borno é um dos três estados do Nordeste da Nigéria em estado de emergência desde que o Exército lançou uma operação contra os insurgentes islamitas do Boko Haram. A revolta islamita, iniciada em 2009, já deixou milhares de mortos.
Moradores que fugiram do ataque em Izghe disseram que algumas vítimas foram mortas a tiros, enquanto outras tiveram as gargantas cortadas.
- Todos os corpos das vítimas ainda estão estirados nas ruas – disse Abubakar Usman, um dos residentes do povoado, à agência de notícias Reuters. - Fugimos sem enterrá-los por medo de que os terroristas ainda estivessem escondidos na mata.
Outras testemunhas disseram que os atacantes chegaram ao povoado em caminhões e motos no início da noite de sábado. Eles pediram que os homens da vila se reunissem e então começaram a atirar.


Leia mais sobre esse assunto em http://oglobo.globo.com/mundo/massacre-em-povoado-cristao-na-nigeria-11622901#ixzz2uuefX2wL 
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sábado, 1 de fevereiro de 2014

Estatística Religiosa dos EUA - 2008

AMERICAN RELIGIOUS IDENTIFICATION SURVEY (ARIS) 2008 Principal Investigators:
Principal Investigators: Barry A. Kosmin and Ariela Keysar


Curioso contraste com o Brasil. Nos EUA o cristianismo está caindo, mas o Catolicismo crescendo.

The ARIS 2008 survey was carried out during February-November 2008 and collected answers from 54,461 respondents who were questioned in English or Spanish.
The American population self-identifies as predominantly Christian but Americans are slowly becoming less Christian.
• 86% of American adults identified as Christians in 1990 and 76% in 2008.
• The historic Mainline churches and denominations have experienced the steepest declines while the non-denominational Christian identity has been trending upward particularly since 2001.
• The challenge to Christianity in the U.S. does not come from other religions but rather from a rejection of all forms of organized religion.
34% of American adults considered themselves “Born Again or Evangelical Christians” in 2008.
The U. S. population continues to show signs of becoming less religious, with one out of every five Americans failing to indicate a religious identity in 2008.
• The “Nones” (no stated religious preference, atheist, or agnostic) continue to grow, though at a much slower pace than in the 1990s, from 8.2% in 1990, to 14.1% in 2001, to 15.0% in 2008.
• Asian Americans are substantially more likely to indicate no religious identity than other racial or ethnic groups.
One sign of the lack of attachment of Americans to religion is that 27% do not expect a religious funeral at their death.
Based on their stated beliefs rather than their religious identification in 2008, 70% of Americans believe in a personal God, roughly 12% of Americans are atheist (no God) or agnostic (unknowable or unsure), and another 12% are deistic (a higher power but no personal God).
America’s religious geography has been transformed since 1990. Religious switching along with Hispanic immigration has significantly changed the religious profile of some states and regions. Between 1990 and 2008, the Catholic population proportion of the New England states fell from 50% to 36% and in New York it fell from 44% to 37%, while it rose in California from 29% to 37% and in Texas from 23%
to 32%.
Overall the 1990-2008 ARIS time series shows that changes in religious self-identification in the first decade of the 21st century have been moderate in comparison to the 1990s, which was a period of significant shifts in the religious composition of the United States.
AMERICAN RELIGIOUS IDENTIFICATION SURVEY (ARIS) 2008
Principal Investigators: Barry A. Kosmin and Ariela Keysar
Highlights